L’indice glicemico
(IG) rappresenta la capacità dei carboidrati contenuti nei cibi di
alzare la glicemia (valore che indica la quantità di glucosio presente nel sangue). Tanto più un
carboidrato è digeribile e tanto maggiore sarà il suo indice glicemico. La
scelta migliore è optare sempre per prodotti integrali,
realizzati con farine non raffinate: soltanto in questo modo è possibile
evitare i picchi glicemici che
fanno male al pancreas, rallentano il metabolismo e provocano sovrappeso.
Definizione di indice
glicemico
L’indice glicemico misura la
capacità di un determinato glucide di alzare la glicemia dopo il pasto rispetto
a uno standard di riferimento che è il glucosio puro.
La
glicemia è la quantità di «zucchero» (in realtà di glucosio) contenuta nel
sangue. A digiuno la glicemia è di circa 1g di glucosio per litro di sangue.
Ma
se si assume un glucide, questo si trasforma con la digestione in glucosio, e
ciò si traduce con un aumento della glicemia.
Il
livello della glicemia nel sangue è estremamente importante rispetto
all’aumento o alla perdita di peso. La glicemia che compare dopo la digestione,
infatti, induce la secrezione di un ormone, l’insulina che, in funzione della
sua importanza, è in grado di scatenare o meno il processo di aumento del peso.
I
cibi ad alto contenuto di grasso o di proteine non hanno un effetto immediato
sulla glicemia, ma ne determinano un tardivo incremento prolungato.
Utilizzare
l ‘indice glicemico per preparare pasti sani, aiuta a tenere la glicemia sotto
controllo. Ciò è particolarmente importante per i diabetici.
Cibi ad alto, medio e basso indice glicemico
Basso indice glicemico:
prugna, pera, yogurt, latte magro, latte di soia, fagioli bolliti, mela,
lenticchie, fruttosio, cereali integrali.
Medio indice glicemico:
ananas, spaghetti, banana, kiwi, mango, pane di segale, maccheroni, carote,
uva, arancia.
Alto indice glicemico:
pane bianco, cornflakes, miele, patate al forno e fritte, cracker, riso
arborio, zucchero saccarosio.






