mercoledì 21 ottobre 2015

Ayurveda


La medicina occidentale infatti si concentra sulle manifestazioni della malattia con una forte specializzazione, mentre l'Ayurveda insegna che tutte le malattie colpiscono sia il corpo che la mente e che questi due aspetti non devono mai essere curati separatamente. 
Accanto ad una visione olistica, che potrebbe apparire discutibile per una mentalità occidentale, l'Ayurveda raccomanda un approccio globale, che include psicologia, genetica, sessualità, alimentazione e relazioni, proponendo cioè un modello di salute legato allo "stile di vita", modello sempre di più considerato dalla medicina occidentale come una moderna soluzione "sociale" alla salute pubblica.
L’equilibrio dei fattori che compongono gli esseri viventi genera la salute mentre il loro squilibrio è conosciuto come malattia. La salute è definita felicità, la malattia infelicità. Charaka Samhita, Sutrasthana IX, 4 Il concetto di salute in Ayurveda viene espresso con la parola swastha che significa letteralmente stabilizzato (stha) nel Sé (swa) e si riferisce alla condizione ideale e suprema dell’esistenza in cui la salute fisica e mentale è accompagnata da chiarezza dell’intelletto e piena espressione dell’intelligenza individuale.
L'Ayurveda è probabilmente il sistema di medicina naturale più antico di cui l'uomo abbia memoria; già dalla sua definizione tradizionale se ne intuisce l'ampiezza, essa infatti recita: "L'Ayurveda è la scienza che descrive gli stati della vita vantaggiosi e quelli sfavorevoli, insieme a ciò che è buono e ciò che è nocivo per la vita, che tratta della lunghezza della vita e della vita stessa." L'Ayurveda infatti si occupa di tutti gli aspetti del benessere, quello fisico, quello psichico e quello spirituale e si interessa di ciò che è normale tanto quanto di ciò che è anormale o patologico.

Uno dei concetti più importanti dell'Ayurveda è quello dei Tridosha: vata, pitta e kapha. I tre dosha vengono presi in considerazione nel determinare la costituzione individuale, l'origine delle malattie, i trattamenti, i metodi per mantenere la buona salute, la routine giornaliera e stagionale, le terapie di purificazione, le terapie di tonificazione, il massaggio, il tipo di esercizio fisico, la dieta, ecc. Quindi è molto importante capire il concetto di base dei tre dosha. I dosha hanno una loro identità con qualità caratteristiche, sono presenti in ogni parte del corpo ma in certe parti si trovano con maggiore abbondanza, ognuno di essi ha delle ragioni specifiche di squilibrio, ognuno causa determinate malattie per cui esistono trattamenti specifici.

martedì 13 ottobre 2015

Nordic walking


Sempre più spesso si vedono persone che invece di fare il classico footing o jogging, camminano con il supporto di bastoncini simili a quelli da sci. Si tratta del nordic walking o camminata nordica, una nuova disciplina sportiva che arriva direttamente dalla Finlandia e che sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di sportivi, sottraendo appassionati dalla corsa.

Ma cos’è nello specifico il nordic walking? É semplicemente una tecnica di camminata che inserisce all’interno del movimento naturale l’uso dei bastoncini, prendendo spunto dalla tecnica dello sci di fondo classico. Può essere praticato ovunque, nei parchi, in montagna, sulla rive della spiaggia, nei sentieri dei boschi e così via. Un ottimo modo di fare sport a contatto con la natura.
L’uso dei bastoncini durante la camminata implica tutta una serie di benefici sia fisici che mentali che stanno decretando il successo di questo sport.
l movimento è composto da spinte di gamba e braccia opposti: in pratica si devono muovere in modo alternato rispettivamente la gamba sinistra e il braccio destro, la gamba destra e il braccio sinistro.

La postura del corpo deve essere eretta ma non contratta, come quella naturale della colonna vertebrale: uno degli obiettivi della 
camminata nordica è proprio quello di riportare la tecnica nella vita di tutti i giorni, per ritrovare gradualmente la postura corretta della naturale camminata senza bastoni, utilizzando sempre anche addominali e muscoli della schiena. Bisogna essere leggermente inclinati in avanti ma senza flettere il busto, lasciare le spalle rilassate con un’ampia oscillazione degli arti superiori.
Le braccia devono essere tese perché sostengono la rotazione funzionale dell’asse delle spalle rispetto all’asse del bacino, permettendo un maggiore sforzo muscolare. Le mani eseguono dei movimenti rettilinei in avanti e dietro ed i bastoncini si muovono sempre vicini al corpo.
La lunghezza del passo viene sviluppata in rapporto alla possibilità del bacino di ruotare in condizioni di equilibrio, infatti i passi non sono né lunghi né corti ma sono adeguati all’estensione del movimento e della spinta ed alla morfologia del terreno dove si pratica lo sport.

I bastoncini non cambiano il modo di camminare ma sono uno strumento per aiutare a rendere la camminata più dinamica e salutare. Bisogna tenere i bastoni inclinati e non verticali, si spinge il bastone indietro oltre il bacino fino ad avere una buona estensione del braccio, infatti i bastoncini devono funzionare come prolungamento degli arti superiori.
Il nordic walking nasce i Finlandia, e trae origine dall’allenamento estivo utilizzato dagli sciatori di fondo. Visti i suoi numerosi benefici e la possibilità di praticarlo ovunque e da persone di tutte le età , il nordic walking si è poi diffuso come una vera e propria disciplina del fitness, coinvolgendo sempre più persone fino ad arrivare in USA e in tutt’Europa.
Uno dei più importanti benefici che il nordic walking propone ai suoi praticanti è sicuramente quello di offrire l’opportunità di incrementare il consumo calorico rispetto al walking tradizionale.

Tutti possono praticare il Nordic Walking, anche gli anziani che hanno problemi alle articolazioni possono avvicinarsi serenamente a questa attività poichè l’utilizzo dei bastoncini allegerisce il carico agli arti inferiori e all’anca.
Il Cooper Institut di Dallas (USA) ha esaminato l’effetto del Nordic Walking nell’ambito di uno studio durato alcuni mesi. I risultati dello studio hanno evidenziato in tutte le persone esaminate un significativo aumento del 20% nel consumo di ossigeno ed energia rispetto al walking normale.

Inoltre è stato rilevato un aumento del 6% della frequenza cardiaca.

In termini di consumo calorico si può affermare che un’ora di Nordic Walking, ad andatura normale, in pianura comporti un consumo calorico pari a 400 Kcal/h invece delle 240-280 di una normale camminata.


domenica 11 ottobre 2015

La curcuma

La spezia curcuma (in inglese: turmeric) è una polvere gialla ottenuta dalla macinazione di alcune piante appartenenti alla Famiglia delle Zingiberaceae (la stessa dello Zenzero) e al Genere Curcuma,  che per essere conservato necessita una breve lavorazione.
La Specie di maggior interesse farmaceutico e fitoterapico (quindi economico) è la 
Curcuma longa (o Curcuma domestica), ma non sono da trascurare anche la Curcuma xanthorrhiza e la Curcuma zeodaria.
Il principio attivo della curcuma è la curcumina, che ha un sapore piccante, leggermente amarognolo, distintamente terroso e un odore simile alla 
senape.
Ormai da millenni, nei Paesi di origine, la curcuma viene utilizzata nella maggior parte delle ricette; solo recentemente, ha riscontrato una notevole diffusione anche nelle nazioni occidentali, considerandone l'utilizzo nella formulazione del 
curry e di alcune salse.
Per la sua capacità colorante (di giallo), la curcuma è conosciuta anche come “
zafferano d'India”; infatti, il principio attivo di queste piante, ovvero la curcumina, viene spesso utilizzato come colorante alimentare naturale (E100), anche se il costo elevato ne limita fortemente l'impiego.
L'aroma della curcuma, caldo e pungente, trova una certa somiglianza con quello dello 
zenzero (con il quale condivide la Famiglia botanica).Il rizoma non viene consumato come tale, ma lavato, sbollentato, essiccato e macinato in una polvere fine. I componenti chimici più importanti della curcuma fanno parte di un gruppo chiamato curcuminoidi, che include: la curcumina (diferuloilmetano), la demetoxicurcumina e la bisdemetoxicurcumina.
L'elemento più studiato è la curcumina, che costituisce in media il 3,14% della polvere.
Altri oli volatili includono il turmerone, l'atlantone e lo zingiberene.

In India, la curcuma è da sempre utilizzata come rimedio per i disturbi dello stomaco e del fegato, così come cura ad uso topico per guarire le ferite in merito alla sua presunta capacità antimicrobica.
Nel sistema “Siddha” (1900 aC), la curcuma rappresenta una medicina per varie malattie e condizioni cliniche, che interessano la 
pelle, i polmoni, l'apparato gastrointestinale, le ferite, le distorsioni ed i disturbi epatici. 
Il succo fresco di curcuma è comunemente utilizzato per varie malattie della pelle, tra cui l'
eczema, la varicella, l'herpes zoster, le reazioni allergiche e la scabbia.
Nella curcuma si trovano buone quantità di un 
olio essenziale, che può essere anche estratto ed utilizzato in profumeria.
La quota di olio presente nel rizoma essiccato (unitamente ai 
polifenoli curcuminoidi, capitanati dalla curcumina) conferisce alla droga diverse proprietà farmacologiche. Le più conosciute e dimostrate sono quelle coleretiche-colagoghe, che favoriscono la produzione della bile e il suo deflusso nell'intestino; la curcuma può quindi migliorare la salute del fegato, contribuire ad eliminare gli eccessi di colesterolo e facilitare la digestione dei pasti abbondanti e ricchi di grassi.
La curcuma è anche molto utile nel trattamento della 
dispepsia (cattiva digestione), del meteorismo e della flatulenza (possiede proprietà carminative ed antispastiche); inoltre, ha dimostrato discrete proprietà antinfiammatorie, antivirali, antibatteriche, antifungine ed antiossidanti.
Sia in vitro, sia in studi sugli animali, la curcumina si è rivelata potenzialmente utile nel trattamento di numerose malattie e dei sintomi annessi, tra cui il 
morbo di Alzheimer, l'AIDS, l'artrite, il diabete e diversi tipi di cancro, in particolare quello al colon-retto e al pancreas. La curcumina è tuttora oggetto di numerosi studi, sia per confermarne le proprietà curative, sia per migliorarne l'assorbimento sistemico. A tal proposito, è stata proposta l'associazione della curcuma alla piperina, che può aumentarne la biodisponibilità fino al 2000%, o l'incorporazione in liposomi e complessi di lecitina di soia. Si è anche osservato che l'assorbimento della curcumina migliora in presenza delle altre componenti della curcuma, mentre peggiora nell'assunzione in forma isolata.
Secondo il National Center for Complementary and Integrative Health, "ci sono poche prove attendibili a sostenere che l'uso della curcuma possa giovare a qualsiasi condizione di salute, in quanto (per il momento) sono stati condotti pochi studi clinici" (dichiarazione dell'anno 2012).
La quantità di curcuma consigliata per l'assunzione continua e sistematica è mediamente di 1,5-3g di rizoma essiccato e polverizzato al giorno; a causa della scarsa idrosolubilità tipica dell'olio essenziale e dei curcuminoidi, se ne sconsiglia l'assunzione sotto forma di 
tisana. L'utilizzo di curcuma è controindicato in presenza di calcoli biliari; in tal caso, meglio non abbondare anche di curry o altre salse contenenti buone quantità di questa spezia.
In letteratura non sono riportati altri effetti collaterali significativi.